Il morbo di Parkinson

Il morbo di Parkinson è un disturbo neurodegenerativo comune strettamente legato all’età causato da una grave degenerazione di un particolare gruppo di neuroni  (dopaminergici nigro-striatali). Le cause dell’insorgenza della malattia non sono ancora note ma sembrano concorrere numerosi fattori al suo sviluppo, tra i quali:

  • Genetici: circa il 20% dei pazienti presenta una storia familiare positiva per la malattia
  • Fattori tossici: esposizione lavorativa in alcune professioni (pesticidi, metalli pesanti, etc.)


Degenerazione dei neuroni dopaminergici nigro-striatali

Considerato l’aumento del numero di soggetti affetti da questa patologia prospettato per i prossimi decenni, sono fondamentali gli interventi mirati a minimizzare l’incidenza della malattia e a migliorare la qualità della vita. Attualmente non c’è nessuna terapia farmacologica pienamente comprovata che possa modificare o rallentare la progressione del disturbo. L’attività fisica può e deve completare la terapia farmacologica nella gestione del declino intrinseco al disturbo poichè risulta essere un intervento promettente, economicamente vantaggioso e a basso rischio per migliorare i sintomi motori e non motori dei pazienti parkinsoniani.

La malattia di Parkinson procede sempre con l’avanzare del tempo. Purtroppo, se non trattati, i sintomi motori progrediscono in maniera molto aggressiva all’inizio della malattia e poi più lentamente nel suo decorso; se non trattati si parla di una perdita di deambulazione indipendente in circa 8 anni fino all’allettamento dopo 10 anni. L’utilizzo dei farmaci (assunzione di farmaci dopaminergici) migliora la prognosi dei sintomi motori fino a quando non presentano una inversione di tendenza dopo anni di utilizzo andando a peggiorare il decorso della malattia.

Per sintomi motori si intendono:

  • tremore a riposo: è uno dei sintomi d’esordio della malattia e tende a diminuire o scomparire con il movimento volontario
  • rigidità: anche questo può essere sintomo d’esordio della malattia; solitamente riguarda solo un lato del corpo e si riscontra spesso durante la camminata come assenza dell’oscillazione pendolare delle braccia
  • bradicinesia: lentezza motoria che può evolvere in sintomo invalidante come incapacità di iniziare un’azione motoria
  • postura camptocormica e sindrome di pisa: la camptocormia prevede una flessione anteriore del busto con braccia vicino al corpo mentre la sindrome di pisa identifica una flessione laterale del busto
  • equilibrio: si parla di una riduzione dei riflessi di raddrizzamento e quindi viene posto l’accento sulle problematiche legate al rischio di caduta
  • deambulazione festinata e freezing of gait: la deambulazione festinata è un procedere lento, a passo breve e trascinato che può evolvere in freezing quando c’è un blocco motorio
  • voce: perdita tonalità e modulazione, spesso diventa molto flebile
  • deglutizione: si presenta nella fase tardiva della malattia e il rischio è che ciò che viene deglutito viene aspirato dalle vie aeree incorrendo in possibili problematiche quali polmoniti
  • eccesso di salivazione: correlata alla deglutizione in quanto è in grado di portare le stesse problematiche (polmoniti ab ingestis)

I sintomi non motori possono presentarsi anche anni prima rispetto alla comparsa dei sintomi motori e sono:

  • disturbi vegetativi
  • olfatto
  • sonno 
  • umore
  • fatica\dolore
  • disturbi cognitivi

Risulta chiaro che il morbo di Parkinson sia una patologia estremamente delicata e che prevede, all’interno della stessa diagnosi fra pazienti diversi, numerose differenze per quanto concerne i sintomi. Proprio per questo il trattamento della malattia, sia clinico che chinesiologico, è molto complesso: questo perché ogni soggetto presenta un insieme diverso di sintomi e criticità e quindi dovrebbe essere seguito per quelle che sono le proprie problematiche. Il concetto principale è che nel trattamento del morbo di Parkinson è fondamentale un approccio multidiscilplinare e che le varie figure professionali che operano con i soggetti parkinsoniani lavorino in sinergia al fine di massimizzare gli effetti dei vari interventi.

Le attuali linee guida riguardo la gestione del morbo di Parkinson suggeriscono che i pazienti possono trarre beneficio dall’esercizio in molti modi, da generali miglioramenti di salute a effetti specificamente legati al disturbo. Forme diverse di attività fisica che hanno mostrato effetti benefici sul MP includono: allenamenti aerobici, tapis roulant, danza, thai chi, yoga, pilates e allenamenti di resistenza.

Esistono numerose prove in letteratura riguardo la stretta correlazione che esiste fra attività fisica e morbo di Parkinson: un regolare svolgimento di attività fisica riduce il rischio di sviluppare il morbo. Inoltre proprio l’attività fisica è un intervento ritenuto benefico, economicamente vantaggioso e a basso rischio per i soggetti ai quali è già stato diagnosticato il morbo di Parkinson. Lo svolgimento regolare di una attività fisica controllata da esperti chinesiologi e adattata ai soggetti è in grado di migliorare la condizione fisica generale dei malati e fornisce una possibilità promettente di attenuazione dei sintomi motori e non motori.

Dunque possiamo sostenere che l’esercizio fisico dovrebbe essere prescritto alla stregua di un farmaco per i soggetti affetti da Parkinson. Bisogna però sempre tenere in considerazione quelli che sono i diversi aspetti della malattia  quali sintomi motori, rischio di cadute, apatia, affaticamento, depressione e disfunzione cognitiva; ognuno di questi sintomi è in grado di ridurre la partecipazione all’attività se la prescrizione dell’esercizio non è commisurata alle possibilità del soggetto. Proprio per questo risulta fondamentale che a gestire la quantità e la modalità di esercizio sia un esperto chinesiologo che abbia indagato e conosca i vari aspetti della patologia. Una delle strategie migliori per aumentare la partecipazione ai programmi di attività fisica è quello di proporre gruppi di lavoro. Questo va leggermente in contrasto con il bisogno di specificità di esercizio di cui ogni malato avrebbe bisogno, ma in questo modo l’adesione e la soddisfazione dei partecipanti risulta molto più marcata.

Altri soggetti hanno invece  la necessità di attività personalizzata in rapporto 1 a 1 poiché si sentono maggiormente al sicuro; un’attività domiciliare può essere consigliata per quei soggetti che  hanno bisogno di muoversi in ambienti sicuri o meglio che già conoscono (far muovere un soggetto in un ambiente sconosciuto può creare degli squilibri emotivi che aggravano i sintomi motori e non motori della patologia).  Diciamo che proprio la tipologia di allenamento da preferire è uno dei problemi maggiormente evidenziati per quanto riguarda l’attività fisica nella malattia di Parkinson. La ricerca dovrebbe quindi indagare ancora più a fondo sulla forma e sulla frequenza dell’allenamento al fine di rendere l’intervento basato sull’esercizio fisico come fondamentale nella prevenzione e nel trattamento del Morbo di Parkinson.