Ambasciator Non Porta Pena

Ciao! Mi chiamo Dolore. Forse non lo sai ma io te ci conosciamo da prima che nascessi. 
Ho deciso di scrivere queste poche righe in seguito alle tue reazioni e ai commenti alle mie ultime performance.
Mi è sembrato che nell’ultimo periodo tu abbia preferito zittirmi piuttosto che ascoltare ciò che avevo da dirti.

Tuttavia, forse non lo sai, noi due siamo strettamente connessi e da sempre io sono parte di te. Proprio per questo il cambiamento nel nostro rapporto mi mette molto a disagio, soprattutto quando vedo quanto sia difficile per te ora accettare e comprendere la mia presenza. 

Ci tengo a precisare che, naturalmente, preferisco farmi sentire il meno possibile: non sono uno stakanovista che vuole lavorare sempre, ma solo ogni tanto e se necessario. Quando posso mi faccio i miei senza che tu nemmeno ti accorga della mia presenza. 

Se vorrai dedicarmi qualche minuto della tua attenzione vorrei quindi provare a spiegarti qual è il mio ruolo nel grande “Teatro del Corpo Umano”. 

Il mio compito è quello di farti sapere che “qualcosa” non sta andando come dovrebbe, che c’è un pericolo incombente su di Noi. 

Prova ad immaginarmi come la spia del motore che si accende sulla tua auto o l’allarme che suona. Ovviamente sono molto più intelligente e sofisticato.

Ricordi quando hai iniziato a fare jogging? Ricordi che hai iniziato a sentire male ad un ginocchio? Bene, sappi che io mi stavo facendo una bella pennica e mi sono dovuto alzare all’improvviso solo per farti sapere che c’era un pericolo per la Nostra salute.

Da subito i miei sottoposti erano stati chiamati a tentare di sistemare il problema ma, non riuscendo nel loro intento, hanno scomodato me, solo per farti capire che c’era bisogno di te.. (7 – 9).

Avevamo bisogno che ci aiutassi interrompendo quell’attività, il jogging, che per qualche motivo veniva percepita come un possibile pericolo. 

Inizialmente mi hai ascoltato, probabilmente perché era un po’ di tempo che non ci sentivamo, poi però hai trovato un modo per zittirmi. Da allora faccio sì e no in tempo ad avvisarti di un pericolo e subito mi metti a tacere.  (8 – 10 – 11)

Questa tua reazione nei miei confronti mi mette in difficoltà dal momento che non posso svolgere bene il mio lavoro e mi mette molto a disagio perché non riesco a proteggerti. Quando stavi correndo e mi sono fatto sentire, stavo proprio facendo quello! 

La volta successiva sei tornato a correre e di nuovo mi sono venuti a chiamare. Mi sono fatto sentire e, dato che il mio lavoro lo prendo sul serio, mi sono fatto sentire un po’ più forte. 

Tu però hai preso un antidolorifico e hai capito che funzionava: non mi sentivi più.(8 – 10 – 11)

La volta successiva allora hai preso l’antidolorifico prima di iniziare a correre e, per quanto io urlassi di smettere, tu non mi sentivi. Sei andato avanti e io urlavo, urlavo e urlavo ancora sempre più forte, ma nulla poteva fermarti. 

Beh…, a forza di zittirmi hanno cominciato a darmi sempre più ore di lavoro: ero così tanto in ufficio che ormai era impossibile per te ignorarmi o zittirmi. (6)

Comprendo non sia facile capire ed accettare il mio ruolo però, dal momento che non mi posso licenziare, questo rischia di diventare un rapporto insostenibile, soprattutto perché se cisono è per aiutarti, per farti capire ciò che puoi e non puoi fare. 

Nel mondo della scienza, gli accademici mi definiscono come una risposta biologica che fa parte del corredo genetico di qualunque essere vivente da tantissimo tempo: e sono solo l’ultima parte di una lunga catena di processi. Mi definiscono utilizzando dei paroloni, del tipo: una sgradevole esperienza sensoriale ed emotiva in risposta ad un danno in atto o potenziale.  (1)

In realtà, come ho cercato di spiegarti fino ad ora, non mi diverto a farti soffrire! Fin dalla tua nascita però, il modo migliore e il più efficace per farti fermare, e per darti l’allarme è quello di chiamare me. 

Ci sono una infintià di informazioni che giungono ogni giorno alla “regia” inviati dai sensori e informatori distribuiti all’interno del tuo corpo. Di questi sensori nessuno è direttamente collegato con il mio ufficio. (2)

Solo nel caso in cui il regista dovesse ritenere che uno di questi messaggi possa rappresentare un allarme relativo ad una minaccia ecco che, invece di dirigere i lavori da solo, viene a svegliare me e mi chiede di farti capire che bisogna provvedere alla risoluzione di questa minaccia. (3, 4, 5)

Tutto questo meccanismo però funziona solo nel caso in cui tu legga il messaggio. Se tu invece mi zittisci o mi ignori completamente non c’è modo che per me di farti capire che qualcosa non va e di conseguenza per aiutare il regista a sistemare il problema. (8 – 10 – 11)

A questo punto spero ti sia chiaro che io sono solo un messaggero, un informatore, una spia accesa e non ciò che genera il problema come credi tu. Il mio unico scopo è quello di metterti in allerta, in guardia nel momento in cui rilevo un pericolo per Noi. 

Sapendo tutto questo cosa pensi succeda quando la regia è stanca, depressa o al contrario felice e riposata o ancora nel caso in cui le informazioni iniziano ad arrivare con eccessiva frequenza?? (6)

Prima di concludere ci tengo a ricordarti che io non agisco mai di mia iniziativa ma su indicazione della regia e soprattutto che non agisco per farti del male, ma solo per avvisarti in modo chiaro e inconfondibile della presenza di un pericolo.  

Proprio per questo mi piacerebbe molto incontrarti per spiegarti meglio il mio ruolo e soprattutto per capire se c’è qualcuno che mi fa salire sul palco quando non dovrei. 

Attendo dunque una tua risposta a tal proposito. Ora torno a dormire, sperando vivamente di non essere disturbato per un bel po’ di tempo, salvo per gustare un buon aperitivo in tua compagnia. 

Un caro saluto,

il Tuo Fedelissimo “D”

Scritto Da Mirko Luppi

Riferimenti Bibliografici

  1. Melzack e Casey – 1968
  2. Modified From Freeman, M. A., and Wyke, B.: The innervation of the knee joint. An anatomical and histological study in the cat. J. Anat.,101: 505-532, 1967.101505 1967
  3. Melzack R, Wall PD. Pain mechanisms: A newtheory. Science. 1965;150:971-979.
  4. Mense S. Nociception from skeletal muscle in relation to clinical muscle pain. Pain. 1993;54:241- 289.
  5. Schaible H-G, Grubb BD. Afferent and spinal mechanisms of joint pain. Pain. 1993;55:241-289.
  6. (Knutti et al Ther Umsch 1998)
  7. J. Rivard, O. Grimsby, Scientific Physical Therapy Vol 8, No. 5, 1998
  8.   William Raffaeli, Elisa Arnaudo. 2017. Pain as a disease: an overview Journal of Pain Research, 2017:10 2003–2008 
  9. Martel MO, Finan PH, Dolman AJ, Subramanian S, Edwards RR, Wasan AD, et al. Self-reports of medication side effects and pain-related activity interference in patients with chronic pain: a longitudinal cohort study. Pain. 2015;156(6):1092-100.
  10. Benyamin R, Trescot AM, Datta S, Buenaventura R, Adlaka R, Sehgal N, et al. Opioid complications and side effects. Pain Physician. 2008;11(2 Suppl):S105-20.
  11. Hong S, Cagle JG, Van Dussen DJ, Carrion IV, Culler KL. Willingness to Use Pain Medication to Treat Pain. Pain Med. 2016;17(1):74-84.